Finora non abbiamo prove dell’esistenza di intelligenza e di vita extraterrestre, anche se l’esistenza di quest’ultima è certamente più probabile della vita intelligente. Abbiamo visto nel Cap. 9, l’esistenza di convergenze evolutive, ossia la tendenza di svariate specie che vivono nello stesso ambiente a sviluppare, sotto la spinta della selezione naturale, determinate strutture che fanno sì che esse si assomiglino. Abbiamo anche fatto alcuni esempi di convergenze evolutive. Una domanda senza risposta certa è se l’intelligenza possa essere un ulteriore carattere convergente, ossia se la sua apparizione sia solo una questione di tempo. Nella discussione del capitolo precedente, abbiamo visto che alcuni scienziati credono che l’intelligenza tenda a crescere col tempo passando da specie più semplici a più complesse, e che, supposto che ci sia abbastanza tempo, si arriverebbe a livelli di intelligenza simili a quelli dell’uomo. Altri invece la pensano in maniera completamente diversa, come Ernst Mayr, per il quale solo una delle 50 miliardi delle specie vissute sulla Terra è stata in grado di generare civiltà e tecnologia elettronica. Anche per Stephen Jay Gould la comparsa della specie umana è dovuta ad una successione di contingenze. Alcune semplici stime concludono che una specie avanzata possa conquistare una galassia in qualche decina di milioni di anni. Si stima anche che da almeno 9 miliardi di anni esistano terre e super-terre abitabili. Quindi nasce spontanea la domanda che Fermi pose ai suoi colleghi nel 1950: dove sono tutti? Anche se la possibilità di un contatto reale tra la nostra ed altre civiltà possa essere improbabile, il contatto mediante trasmissioni con onde elettromagnetiche è più semplice e questo fa sì che il grande silenzio sia piuttosto anomalo. Questo silenzio potrebbe essere dovuto a diversi motivi: la scarsità della vita tecnologica nell’Universo o in generale della vita, le grandi distanze di queste civiltà, una breve vita delle civiltà avanzate che potrebbero autodistruggersi o scomparire per cause naturali. In quest’ultimo caso, come dice Aditya Chopra il grande silenzio sarebbe dovuto al fatto che gli extraterrestri sono tutti morti. Un’altra possibilità è il non interesse delle civiltà evolute a comunicare, o che esse comunichino ma noi non siamo in grado di riconoscere tali segnali perché inviate con tecnologie che non conosciamo. Questo discorso ci porta a concludere che non essendo certi sui punti su elencati, non ci resta che provare a scandagliare il cielo in cerca di segnali o inviarne di nostri nella speranza che una qualche civiltà li riceva e ci risponda.

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Il grande silenzio (cercando E.T.)

  • Antonino Del Popolo

摘要

Finora non abbiamo prove dell’esistenza di intelligenza e di vita extraterrestre, anche se l’esistenza di quest’ultima è certamente più probabile della vita intelligente. Abbiamo visto nel Cap. 9, l’esistenza di convergenze evolutive, ossia la tendenza di svariate specie che vivono nello stesso ambiente a sviluppare, sotto la spinta della selezione naturale, determinate strutture che fanno sì che esse si assomiglino. Abbiamo anche fatto alcuni esempi di convergenze evolutive. Una domanda senza risposta certa è se l’intelligenza possa essere un ulteriore carattere convergente, ossia se la sua apparizione sia solo una questione di tempo. Nella discussione del capitolo precedente, abbiamo visto che alcuni scienziati credono che l’intelligenza tenda a crescere col tempo passando da specie più semplici a più complesse, e che, supposto che ci sia abbastanza tempo, si arriverebbe a livelli di intelligenza simili a quelli dell’uomo. Altri invece la pensano in maniera completamente diversa, come Ernst Mayr, per il quale solo una delle 50 miliardi delle specie vissute sulla Terra è stata in grado di generare civiltà e tecnologia elettronica. Anche per Stephen Jay Gould la comparsa della specie umana è dovuta ad una successione di contingenze. Alcune semplici stime concludono che una specie avanzata possa conquistare una galassia in qualche decina di milioni di anni. Si stima anche che da almeno 9 miliardi di anni esistano terre e super-terre abitabili. Quindi nasce spontanea la domanda che Fermi pose ai suoi colleghi nel 1950: dove sono tutti? Anche se la possibilità di un contatto reale tra la nostra ed altre civiltà possa essere improbabile, il contatto mediante trasmissioni con onde elettromagnetiche è più semplice e questo fa sì che il grande silenzio sia piuttosto anomalo. Questo silenzio potrebbe essere dovuto a diversi motivi: la scarsità della vita tecnologica nell’Universo o in generale della vita, le grandi distanze di queste civiltà, una breve vita delle civiltà avanzate che potrebbero autodistruggersi o scomparire per cause naturali. In quest’ultimo caso, come dice Aditya Chopra il grande silenzio sarebbe dovuto al fatto che gli extraterrestri sono tutti morti. Un’altra possibilità è il non interesse delle civiltà evolute a comunicare, o che esse comunichino ma noi non siamo in grado di riconoscere tali segnali perché inviate con tecnologie che non conosciamo. Questo discorso ci porta a concludere che non essendo certi sui punti su elencati, non ci resta che provare a scandagliare il cielo in cerca di segnali o inviarne di nostri nella speranza che una qualche civiltà li riceva e ci risponda.