Dove sono tutti quanti?
摘要
Un giorno d’estate del 1950, mentre lavorava ai laboratori di Los Alamos, nel New Mexico lo scienziato Enrico Fermi andò a pranzo con dei colleghi, tra i quali Edward Teller, Herbert York ed Emil Konopinski. Quest’ultimo menzionò una vignetta satirica di una rivista che mostrava gli alieni che rubavano bidoni della spazzatura a New York City. Iniziarono a prima a discutere sulla vita intelligente nell’universo, sui viaggi superluminali e poi di altri argomenti. Dopo un bel po’, durante il pranzo, Fermi sentenziò: Dove sono tutti? Ovviamente riferendosi agli alieni. Inoltre secondo York, Fermi si mise a fare dei calcoli e sulla base di tali calcoli concluse “… che avremmo dovuto essere visitati molto tempo fa e molte volte”. La domanda precedente racchiude quello è oggi è noto come paradosso di Fermi. La logica nella domanda era: data l’antichità e la vastità dell’Universo, l’enorme numero di galassie e stelle, civiltà più antiche e più sviluppate della nostra avrebbero dovuto aver colonizzato la galassia. Quindi, in un universo di quasi 14 miliardi di anni ed in una galassia di centinaia di miliardi di stelle sorge spontaneo chiedersi dove sono gli alieni. Non essendoci prove concrete della loro esistenza, Fermi ed il suo paradosso concludevano che essi non esistono. Quest’argomentazione convinse molti scienziati che si dedicarono a tutto tranne al problema della vita al di fuori della Terra. C’era però uno sparuto gruppo di scienziati che aveva un altro punto di vista di quello di Fermi.