Un’indagine di filosofia naturale
摘要
Molto spesso si sente dire che il primo ad osservare le macchie solari fu Galilei, anche se, prima che ne relazionasse, varie persone le avevano già descritte. Giovanni di Worcester ne aveva parlato sin dal XII secolo. Si sono raccolti argomenti per speculare che Teofrasto (IV–III a.C.) o persino Anassagora (V a.C.) potrebbero averle osservate. Certe osservazioni documentate degli astronomi cinesi, che risalgono al IV secolo a.C. o forse anche prima [1], e persino alcune tavolette babilonesi, sembrerebbero parlare di macchie solari [2]. D’accordo che Galileo sia tra i primi ad osservare il sole prendendo vantaggio del telescopio che gli consentiva di studiarne distintamente la superficie; tuttavia anche in questo era stato preceduto (seppur di poco) da Johannes Fabricius, Thomas Harriot e Cristoph Scheiner. Queste circostanze tolgono merito a Galileo? Non esattamente. In effetti, il suo ruolo non fu tanto quello dello scopritore, ma piuttosto dell’attento indagatore e persino quello dello scienziato. Egli si rende conto da un lato dell’importanza di osservare con attenzione prima di avanzare ipotesi ed anche, di fornirsi di un adeguato contesto interpretativo: o se vogliamo utilizzare i termini nel modo corretto, il merito che gli si riconosce è quello di aver fatto le macchie solari oggetto di filosofia naturale per mezzo dei suoi scritti [3, 4].