Tanto la scuola quanto le letture dell’adolescenza mi hanno assuefatto al concetto di rivoluzione scientifica; anzi, potrei forse dire che, da un certo punto in poi, il mio amore per la scienza sia cresciuto ‘a pane e rivoluzioni scientifiche’. Per questo, la prima volta che mi dissero che c’era qualcosa da capire dietro a quello che ero abituato a chiamare rivoluzione copernicana, ci rimasi con un par d’occhi. Siccome mi ero appena affacciato sul mondo della scienza, ed il mio interlocutore era un collega di 25 anni più grande, Emmanuel A. Paschos (che rispettavo e rispetto ancora moltissimo), rimasi attento ad ascoltarlo mentre mi raccontava una divertentissima incursione nell’astronomia bizantina, che riguardava un manoscritto apparso un paio di secoli prima del celeberrimo ‘Sulla rivoluzione delle sfere celesti’ (1543), e che poco dopo pubblicò [2]. Paschos, con l’aiuto di un suo collega filologo, aveva riscontrato numerose corrispondenze tra dati e diagrammi astronomici, e fin lì passi – i fatti dell’astronomia sono sempre quelli! – ma anche certe sospette corrispondenze tra gli oroscopi – del cui stato fattuale è invece lecito dubitare. Tra me e me mi dissi: magari l’amico Paschos esagera il ruolo dei suoi predecessori di lingua greca, ma forse qualcosa della scienza matematica di Archimede e tanti altri era stata mantenuta in vita dalle comunità di monaci. Ma non avrei mai immaginato che quello che c’era dietro era ancora più drammatico, e coinvolgeva la storia di intere civiltà.

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Un’occhiata alle spalle di Copernico

  • Francesco Vissani

摘要

Tanto la scuola quanto le letture dell’adolescenza mi hanno assuefatto al concetto di rivoluzione scientifica; anzi, potrei forse dire che, da un certo punto in poi, il mio amore per la scienza sia cresciuto ‘a pane e rivoluzioni scientifiche’. Per questo, la prima volta che mi dissero che c’era qualcosa da capire dietro a quello che ero abituato a chiamare rivoluzione copernicana, ci rimasi con un par d’occhi. Siccome mi ero appena affacciato sul mondo della scienza, ed il mio interlocutore era un collega di 25 anni più grande, Emmanuel A. Paschos (che rispettavo e rispetto ancora moltissimo), rimasi attento ad ascoltarlo mentre mi raccontava una divertentissima incursione nell’astronomia bizantina, che riguardava un manoscritto apparso un paio di secoli prima del celeberrimo ‘Sulla rivoluzione delle sfere celesti’ (1543), e che poco dopo pubblicò [2]. Paschos, con l’aiuto di un suo collega filologo, aveva riscontrato numerose corrispondenze tra dati e diagrammi astronomici, e fin lì passi – i fatti dell’astronomia sono sempre quelli! – ma anche certe sospette corrispondenze tra gli oroscopi – del cui stato fattuale è invece lecito dubitare. Tra me e me mi dissi: magari l’amico Paschos esagera il ruolo dei suoi predecessori di lingua greca, ma forse qualcosa della scienza matematica di Archimede e tanti altri era stata mantenuta in vita dalle comunità di monaci. Ma non avrei mai immaginato che quello che c’era dietro era ancora più drammatico, e coinvolgeva la storia di intere civiltà.